La prudenza non è mai troppa, diceva un antico adagio, e quando si tratta di prodotti finanziari possiamo comprendere le perplessità o anche i timori dei risparmiatori quando desiderano investire i loro risparmi. Abbiamo già parlato in un precedente articolo di come sia possibile non solo farsi consigliare dal proprio consulente ma anche comprendere a fondo come potersi tutelare.

Riannodiamo quindi le fila del discorso in tema di normativa europea MiFID e relativo questionario, da compilare per ottenere la valutazione di adeguatezza e per stabilire concretamente il profilo di rischio. 

MiFID: cosa stabilisce questo tipo di valutazione?

La valutazione di adeguatezza stabilisce innanzitutto che gli investimenti proposti siano conformi agli obiettivi dell’investitore; inoltre che le esperienze e le conoscenze dell’investitore permettano di rendere consapevole lo stesso dei reali rischi a cui si sottopone ogni qualvolta effettua scelte di investimento con caratteristiche più o meno complesse e più o meno rischiose. 

Chi propone il questionario MiFID?

Generalmente tale questionario viene sottoposto all’investitore dal consulente finanziario nel corso di una vera e propria intervista, anche se risulta oggi possibile compilarlo anche online. In ogni caso, è importante evidenziare che risulta essere tutt’altro che una mera formalità.

Quali sono le domande cui rispondere?

Le domande sono molteplici e vertono sugli obiettivi di investimento, la situazione finanziaria e le conoscenze ed esperienze maturate fino a quel momento in campo finanziario. 

Il consulente che provvede alla compilazione del questionario deve dimostrare attenzione, scrupolo ma soprattutto massima trasparenza e onestà. Purtroppo, al contrario, capita che invece consulenti interessati ad ampliare la gamma di investimenti da proporre, portano l’investitore a rilasciare dichiarazioni inesatte e non rispondenti alla realtà. 

Oggi esiste una nuova direttiva MiFID: di cosa si tratta?

A seguito della crisi finanziaria del 2008 e delle molteplici situazioni in cui piccoli risparmiatori si sono trovati coinvolti in investimenti poco trasparenti, perdendo buona parte del proprio denaro investito, nel 2014 è stata pubblicata la nuova direttiva MiFID 2, entrata in vigore nel gennaio 2018. 

La nuova direttiva MiFID 2 ha rafforzato la trasparenza e perfezionato il processo di profilazione dei clienti, potenziando il monitoraggio dei prodotti finanziari. Ma, in particolare, ha rafforzato il concetto di tutela dell’investitore definendo la necessità da parte dell’intermediario di agire nell’interesse dell’investitore e di garantire che gli investimenti vengano eseguiti alle migliori condizioni di mercato. Questo comporta, in caso di inadempimento, che l’investitore possa rivalersi legalmente per il risarcimento delle perdite subite.

Una direttiva quindi, a maggior tutela del risparmiatore…

L’introduzione della MiFID 2 ha l’obiettivo di rendere più trasparente la consulenza nell’ambito delle scelte di investimento in prodotti finanziari ma purtroppo si assiste ancora oggi allo svolgimento di pratiche poco trasparenti che confermano come tale fenomeno non risulti ancora scomparso completamente.

Che fare se si ha il sospetto di essere …nei guai?

Se vi fossero  dubbi nell’ aver sottoscritto un questionario, o addirittura un investimento, non conformi alle aspettative o alla propensione al rischio  suggeriamo di correggere, con una nuova compilazione, il questionario che l’intermediario è tenuto a dare in copia.

Se invece l’investitore avesse subìto perdite finanziarie rispetto alle quali permangono dubbi,  è possibile rivolgersi ai consulenti di Assoutenti che  aiuteranno a comprendere le reali motivazioni e  offriranno l’assistenza tecnico-legale necessaria per procedere, in caso di comprovato inadempimento della normativa di riferimento, al tentativo di recupero delle somme perse. In caso di necessità scrivici a sportello@cambiapasso.it oppure utilizza il nostro form a fondo pagina.

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2020

 

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